San Benedetto del Tronto, storia e leggende

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Aneddoti storici e leggende su San Benedetto del Tronto, antico porto di mare avvolto da misteriosi racconti.

San Benedetto del Tronto oggi è la capitale della Riviera delle Palme, centro pulsante del turismo marchigiano con un’intensa attività peschereccia.  Situata alla foce del torrente Albula, estesa tra i fiumi Tesino e Tronto, la ridente cittadina costiera è caratterizzata dalla lunga spiaggia di sabbia finissima che degrada dolcemente nel mare dai bassi fondali mentre il lungomare è costituito da innumerevoli palme che ne fanno la peculiarità.

Una città molto antica quella di San Benedetto del Tronto, legata con molta probabilità al passaggio di popoli marinari, dai siculi ai pelasgi. E ancora piceni, romani e longobardi ebbero modo di stanziare più o meno a lungo in queste ricche e fertili zone e gettare le fondamenta di quello che oggi è un centro strategico costiero. In un luogo dove tanta è la storia non possono di certo mancare le leggende che viaggiano di pari passo, che spesso raccontano ciò che essa non ha saputo tramandarci riempiendo quei vuoti che solo il folklore popolare sanno riempire con aneddoti, storie affascinanti e quanto mai misteriose.

San Benedetto del Tronto, opera di Nespolo

Una di queste riguarderebbe proprio la nascita della città; la leggenda vuole che, nel III sec. d. C. Benedetto, nativo di Cupra, convertitosi alla fede cristiana venne decapitato e gettato in mare ma miracolosamente il suo corpo – con la testa attaccata – venne restituito dal mare, i pescatori costruirono un piccolo tempio sul luogo del ritrovamento, da quest’ultimo sarebbe nata e cresciuta la città di San Benedetto del Tronto. Altre leggende differiscono solo in parte, una di esse narra che fu un contadino a ritrovare il corpo del martire Benedetto e lo portò su di un carretto, sul colle antistante dove lo depose in un sepolcro ricavato nella selva, lontano da occhi indiscreti. Di lì a poco alcuni fedeli costruirono una cappella, poi una chiesa e intorno ad essa, nel tempo, sorse la città di San Benedetto del Tronto. In un’altra versione si narra che ad abiurare la sua fede cristiana e a essere quindi ucciso, non fu un giovane nativo di Cupra ma un soldato della guarnigione romana di nome Benedetto.

Molte delle leggende sono legate, com’è naturale che sia, al mondo dei pescatori che ancora oggi, compiendo il loro duro lavoro, o magari davanti al più classico dei piatti di mare, il brodetto,  parlano e raccontano storie, aneddoti e leggende di fantasmi, tempeste spaventose o strane creature marine. Molte di queste narrazioni rispecchiano le paure dei pescatori che vengono così esorcizzate, molti favoleggiano sulla figura dello “Sciò” uno degli esseri maligni più temuti dai marinai. Il suo nome, derivazione dialettale di “tromba marina” evoca sgomento e paura, questo mostro per molti sarebbe formato dalle anime di coloro che hanno subìto dei torti da parte dei marinai  e per questo tanto avverso ad essi, in altre versioni sarebbe invece formato dalle anime di marinai annegati. Fatto sta che queste anime, vestite di bianco, avvinghiandosi tra loro urlando, devasterebbero tutto come – appunto – una tempesta perfetta, una forza distruttiva terrificante che non concederebbe scampo a nessuna imbarcazione, questa non può non essere una delle paure più ataviche e disarmanti dei marinai. Ogni leggenda che si rispetti però ha un suo risvolto salvifico e una speranza di lieto fine, lo Sciò, narrano ancora le antiche leggende popolari, si potrebbe sconfiggere se a bordo dell’imbarcazione presa di mira ci fosse uno stregone chiamato “tagliatore”, depositario di conoscenze magiche tramandate di generazione in generazione.