Pueblo di Ascanio Celestini nelle Marche

It's only fair to share...Share on FacebookShare on Google+Tweet about this on Twitter

L’attore romano in tour per il suo nuovo spettacolo “Pueblo” farà tappa nelle Marche per ben quattro volte.

I teatri marchigiani che ospiteranno lo spettacolo di Ascanio Celestini sono:

il Teatro Valle di Chiaravalle l’1 Dicembre 2017 (QUI trovate il link per acquistare i biglietti),

il Teatro Piermarini di Matelica il 2 Dicembre 2017 (QUI trovate il link per acquistare i biglietti),

il Teatro Persiani di Recanati il 23 Febbraio 2018 (QUI trovate il link per acquistare i biglietti),

il Teatro Comunale di Porto San Giorgio il 19 Marzo 2018 (QUI trovate il link per acquistare i biglietti).

La seconda parte di una trilogia, che dopo Laika, torna a parlare dei personaggi della periferia. Narrazioni che non siamo abituati a leggere, di personaggi che sono soliti descritti ai margini della società, che non hanno nessun potere ma che si aspettano qualcosa di meraviglioso dalla vita.

 

 

Che intanto a contare le viole passa e ripassa il tempo

e l’abito bianco da sposa diventa un sudario le calze di seta una calza da ladro

e il tuo anello, il mio anello, e il tuo anello, il mio anello

una lunga catena da cane inchiodata nel muro

Io mi chiamo Violetta A me la cassa mi piace.

Faccio la pipì prima di mettermi seduta come le bambine prima di mettersi in viaggio. Il papà e la mamma dicono “Violetta, hai fatto la pipì?” tu la fai e monti in macchina. Per cento chilometri non ti scappa. Sul seggiolino della mia cassa sono una regina in trono. I clienti depositano salami e formaggi, pasta olio burro e pizze surgelate, tranci di pesce africano e bistecche di montone americano, litri di alcol in confezioni di tutti i generi, vetro, plastica, tetrapack, alluminio. Io mi figuro che non sono i clienti, ma sudditi. Sudditi gentili che mi vengono a regalare le cose. Sudditi che dicono “prego signora regina prenda questo baccalà congelato, questi biscotti per diabetici. Prego prenda questo vino nel tetrapack, sono tre litri, è prodotto da qualche parte in Francia o Cina. Prego…”. E io dico “grazie, grazie, grazie”

“Violetta è una giovane donna che lavora in un supermercato. Non le piace il lavoro che fa. Lavora alla cassa dove fatica anche ad alzarsi per andare al gabinetto. Allora immagina di essere una regina. E nella sua immaginazione anche il mondo che si trova fuori dal supermercato è un reame, pieno di gente interessante che lei incontra e che le racconta storie. Una barbona che rimpiange un uomo al quale ha voluto molto bene, un africano, facchino in un grande magazzino. E poi il padre di Domenica, scomparso quando lei era molto piccola o uno zingaro che ha conosciuto quando era bambina, bambino anche lui, e che ha rincontrato da grande. Tutti questi personaggi e le loro storie interagiscono, si incrociano, soprattutto attraverso un altro personaggio chiave del racconto: una ex prostituta proprietaria di un bar di periferia, di quelli con le slot machine, dove in qualche maniera tutti finiscono. A me interessava raccontare la storia di un luogo che normalmente conosciamo solo quando vi accade qualcosa di scandaloso, di tremendo, di violento. Quando quello che accade, insomma, si trasforma in una notizia. E invece questo posto può essere osservato semplicemente perché esiste ogni giorno e non solo quando i fatti si trasformano in notizie. Qui abitano personaggi con un’umanità molto evidente il cui tratto principale è la debolezza. Sono deboli anche quando sono violenti, sono deboli anche quando sono cattivi, sono deboli anche quando sono colpevoli.

Pueblo è la seconda parte di una trilogia che comincia con Laika. In entrambi i casi si tratta di vicende di personaggi che vivono ai margini della narrazione alla quale siamo abituati. Personaggi che non hanno alcun potere e spesso stentano a sopravvivere, ma si aspettano continuamente che il mondo gli mostrerà qualcosa di prodigioso. Ci credono talmente tanto che alla fine il prodigio accade. Ignorano il potere di Dio o degli eserciti. La loro forza e la loro debolezza sono la stessa cosa, per questo, pur essendo ai margini della società vorrei che riuscissero a rappresentarla per intero. Questo spero di provocare: che lo spettatore professionista borghese, il giovane laureato o lo studente che ancora vive coi genitori si identifichi in un barbone o in una prostituta rumena, non perché vive la stessa condizione sociale, ma la stessa condizione umana. “

Ascanio Celestini