PARCO DEL CONERO, SITI ARCHEOLOGICI

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Tutti i reperti e i siti archeologici da visitare nel Parco regionale del Conero.

Quando si parla delle Marche solitamente non si pensa al suo patrimonio archeologico eppure questa regione, abitata fin dall’alba dei tempi, vanta un ventaglio di reperti che abbracciano un arco temporale molto ampio e di grande valore storico e sociologico. Una delle zone più rilevanti per quanto riguarda l’archeologia nelle Marche si trova nella zona del Coneno. Qui, nel Parco del Conero, i luoghi che ospitano o che sono stati teatro di grandi ritrovamenti archeologici sono diversi e abbracciano tutta la Riviera del Conero.

Parco Regionale del Monte Conero

Regina di bellezza e di interesse storico artistico è la favolosa e istrionica città di Ancona il cui territorio ricade quasi completamente nel Parco regionale del Conero. Oltre agli straordinari scorci paesaggistici che la città dorica, affacciata com’è sul mar Adriatico e con la macchia mediterranea che la circonda offre, vanta un patrimonio archeologico unico e molto vasto. Benché i primi insediamenti risalgano addirittura all’età del bronzo, molte sono le testimonianze che attestano nella zona la presenza dei Piceni, mentre la città Ancona – da Ankon cioè corbezzolo, pianta dai frutti rossi che evidentemente era molto diffusa sul Conero – venne fondata dai Dori di Siracusa, popolo greco che nel 387 a. C. risalì le coste meridionali per poi stabilirsi alle pendici del colle Guasco. Diversi reperti indicano che sulla sommità del colle sorgesse l’acropoli con un tempio dedicato ad Afrodite. Molti sono inoltre i ritrovamenti che attestano la presenza dei romani, nel 113 a. C. Ancona può dirsi città romana a tutti gli effetti svolgendo anche un ruolo molto importante, quello di porto aperto verso l’Oriente: a conferma di ciò l’ampliamento del porto voluto dall’imperatore Traiano. Con un passato tanto antico sono moltissime le aree archeologiche di Ancona, dall’Arco di Traiano all’Anfiteatro Romano, dalla Basilica paleocristiana sottostante la chiesa di Santa Maria della Piazza ai resti del tempio di Venere Ueplea rinvenuti sotto il Duomo di San Ciriaco risalenti al II sec. a. C. E ancora tantissimi affreschi, monete, utensili e mosaici del periodo piceno e romano, ma anche risalenti addirittura al paleolitico conservati nel Museo Archeologico Nazionale delle Marche, che si trova proprio ad Ancona.

L’intera area del Parco del Conero, oltre ad essere uno straordinario polmone verde e una meravigliosa zona dove arte e natura convivono in perfetta sintonia da sempre, è interessata da siti archeologici molto interessanti. Numana e Sirolo furono insediamenti piceni e poi siculi prima di diventare cittadine romane. Della presenza di questi gloriosi popoli antichi abbiamo numerosissime testimonianze, molte delle quali conservate all’Antiquarium Statale di Numanadove, oltre a vasi, ceramiche e gioielli, sono esposti i corredi funebri delle tombe picene e romane rinvenute in queste zone. Nel museo, uno dei più importanti per quanto riguarda l’archeologia marchigiana, sono visibili splendidi suppellettili, resti di due carri e alcune testimonianze del municipio romano che sostituì l’insediamento piceno. Di fondamentale interesse, tra le tombe rinvenute nei territori tra Numana e Sirolo, quella denominata della Regina, con un corredo funebre davvero ricco e monumentale, i cui resti sono visibili nell’Antiquarium mentre l’intera necropoli, dove questi ed altri sono stati rinvenuti, si trova nella località Pini di Sirolo.

All’interno del Parco regionale del Conero ricade anche il territorio di Camerano, delizioso borgo collinare che sembrerebbe essere stato abitato fin dal neolitico. Diversi sono i ritrovamenti archeologici e i resti di insediamenti del periodo dell’età del bronzo e soprattutto relativi al periodo piceno. A riprova della presenza dell’antico popolo guerriero una necropoli con più di cento tombe databili tra l’XI e il III sec. a.C. i cui resti sono conservati nel Museo Archeologico Nazionale delle Marche.  Ad incuriosire anche la straordinaria rete di grotte che percorre il sottosuolo della città con un andamento labirintico di cui ancora oggi non si conosce per certo l’utilizzo. Se per diverso tempo infatti si è pensato che fossero semplici rimesse per conservare cibi e bevande, ad oggi, visti gli abbellimenti architettonici e i particolari decorativi di alcune grotte, si è più propensi a pensare ad un utilizzo di tipo religioso e rituale, mentre nel medioevo furono senz’altro utilizzate dalle popolazioni locali come rifugio.