MONTI AZZURRI: BORGHI DA VISITARE

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Guida alla scoperta della comunità dei Monti Azzurri nelle Marche: tutti i suoi paesi da visitare.

Quella che era fino al 2014 era definita come Comunità montana dei monti azzurri e che oggi ha acquisito il nome di Unione Montana dei Monti Azzurri comprende 15 comuni, tutti nell’entroterra maceratese. Tra colline e valli, tra dolci declivi e boschi incantati adagiati sui monti Sibillini, case coloniche, ampi pascoli e borghi dal fascino secolare, immobili nella tradizionale serenità, immersi in una natura benigna, abbracciati dalle antiche cinte murarie. Piccoli gioielli che permettono di rivivere la suggestione di tempi lontani attraverso le strette stradine dei centri storici, le austere ma eleganti chiese che spesso nascondono opere di inestimabile valore e ancora, i profumi autentici i colori scintillanti e un’enogastronomia fatta di sapori unici radicati nel territorio e nel folklore. 

Monti Azzurri

Tolentino è il centro più grande dell’unione dei monti azzurri, situato in una posizione molto favorevole geograficamente ha da sempre assunto un ruolo storico, politico, culturale ed economico di rilievo per tutto l’entroterra marchigiano facendo da cerniera tra la costa e la zona montana. Al centro della vallata del Chienti, vanta una storia antichissima iniziata nel paleolitico inferiore con i primi insediamenti piceni di cui abbiamo testimonianza tangibile grazie alle tante tombe risalenti al VIII e IV sec. a. C. Una lunghissima storia quella di Tolentino abitata dai romani e attraversata dalle scorrerie barbariche fino al travagliato periodo medievale e all’assoggettamento della ricca e strategicamente importante città da parte del papato. Protagonista del trattato di Tolentino stipulato nel 1797 tra Napoleone e papa Pio IX il territorio fu anche campo di battaglia nel 1815 tra austriaci e francesi tornando a far parte, fino all’unità d’Italia, dello stato pontificio. Tolentino vanta uno dei centri religiosi più importanti della regione, la Basilica di San Nicola risalente al XIII sec. con annesso convento agostiniano e biblioteca laurenziana, inoltre molti sono gli edifici di interesse culturale come il Teatro Vaccaj, intitolato al compositore tolentinate, Palazzo Sangallo mentre i reperti del periodo piceno e romanico sono custoditi nello splendido Castello della Rancia con cinta merlata e tre torri angolari, ricostruito nel XIV sec. sulla precedente struttura cistercense. Nel suo territorio il complesso dell’Abbazia di Chiaravalle di Fiastra, fondato dai cistercensi nel XII sec. intorno al quale si estende la splendida Riserva Naturale dell’Abbazia di Fiastra. 

Belforte del Chienti, il cui nome – Bel-Forte, Bella-Fortezza –  deriva dalla felice posizione geografica, si trova a metà strada tra la montagna e il mare e domina dalla cima di un’altura la vallata del Chienti. Il suo castello risale al XII sec. entrato fin da subito nella giurisdizione di Camerino, si allea subito dopo con la città di Tolentino. Nel 1435 Belforte venne annesso ai possedimenti di Francesco Sforza, per poi passare allo Stato Pontificio. Tra le opere di particolare rilievo conservate a Belforte il polittico del 1468 attribuito a Giovanni Boccati esposto nella chiesa di Sant’Eustachio che fa mostra del suo particolare campanile a forma di cono, e diversi dipinti attribuiti a Giovanni Andrea de Magistris nella chiesa di San Giovanni. Altro edificio interessante è Casa Bonfranceschi, splendido esempio di palazzo nobiliare realizzato a cavallo tra XVII e XVIII sec. sviluppato su tre piani e caratterizzato dall’ampia scalinata che dall’atrio porta al piano nobile. 

Secondo la tradizione Caldarola risalirebbe al IV sec. d. C., quando un gruppo di cristiani fuggiti dalle persecuzioni formarono, sul colle Cuculo, un primo agglomerato urbano. Con ogni probabilità il villaggio rurale è nato intorno al IX sec. mentre durante il medioevo il borgo si trova coinvolto nella lotta tra Papato e Impero, solo nel 1434 otterrà l’indipendenza dallo Stato Camerte sancita dalla bolla papale di Eugenio IV. Il momento di più alto splendore di Caldarola avviene nel ‘500 grazie alla famiglia Pallotta che seppe trasformare il piccolo paese in una preziosa cittadina rinascimentale di cui ne sono chiaro esempio Palazzo Pallotta, sede del Municipio, e il delizioso Castello Pallotta che conserva una collezione di armi e una di carrozze mentre alcune stanze, arredate con mobilio d’epoca, sono affrescate dai De Magistris. Interessanti anche le architetture a carattere religioso quali la collegiata di San Gregorio, costruita agli inizi del ‘600 per volere del cardinale Evangelista Pallotta e la collegiata di San Martino, inaugurata nel 1590 con il campanile cuspidato e una facciata elevata su due piani. 

Camporotondo di Fiastrone racconta una storia antica attestata storicamente a partire da metà dell’Anno Mille probabilmente voluto dal vescovo di Camerino che formò un piccolo castrum, un centro rurale circondato da mura. Immerso nella natura, tra il verde dei campi, dei boschi e l’azzurro delle montagne, vanta piccoli gioielli come la chiesa di San Francesco e soprattutto il Convento di Colfano che sembra guardare l’abitato di Camporotondo. Colfano indica un colle dove c’era il fanum un “bosco sacro”, o tempio pagano, dedicato a qualche antica divinità anche se con ogni probabilità questo si trovava sulla sommità del colle Garufo dove oggi si trova la chiesa di Santa Maria di Garufo. Secondo la tradizione fu San Francesco, che durante i suoi viaggi nella Marca, fondò un romitorio nei pressi della sorgente che ora sgorga negli ambienti sotterranei del complesso monastico di Colfano centro spirituale rivitalizzato negli ultimi anni.

Non ci sono notizie precise sulla nascita di Cessapalombo che comunque risulta essere zona abitata fin dal III sec. a. C. successivamente, in epoca romana, restano le vestigia della città sul monte Castro. Del castello, purtroppo distrutto completamente dal terremoto del 1799, resta solo il perimetro. Al borgo è legata la storia del castello di Montaldo sorto intorno all’anno Mille le cui vicende si intrecciarono con quelle dei Duchi di Varano di Camerino divenendone baluardo difensivo. Il castello, ora ridotto a rudere, presenta infatti tre distinte cinte murarie, mentre al suo interno ha ancora la cisterna d’acqua ed altre grotte. Nel suo territorio molti i luoghi di interesse, non solo storico artistici  – come la chiesa di san Benedetto, interna al castello, o la chiesa di Santa Maria in Insula nella frazione di Monastero che mostra una magnifica cripta con volte a crociera sorrette da nove colonne e un pilastro – ma anche meravigliosi scorci e paesaggi naturalistici come la grotta dei Frati e le Gole dei Fiastrone fino al Monte Petrella e al canyon delle Lame Rosse. 

Loro Piceno si trova sulla sommità di una collina in lieve declivio, tra Macerata e San Ginesio, a sud del torrente Fiastra. Influenzato dalla presenza del vicino complesso romano di Urbs Salvia, fu un’importante centro piceno come dimostra la stele funeraria conservata al Museo Archeologico Nazionale delle Marche di Ancona. Nella seconda metà dell’Anno Mille il castello di Loro entrò a far parte della chiesa fermana, mentre l’antica rocca dell’abitato sorse ad opera dei benedettini su cui poi si estese l’influenza dell’abazia di Santa Maria di Chiaravalle di Fiastra. Nel 1357 Loro venne incluso nei 60 castelli del distretto dello Stato Fermano e annoverato tra i castelli maggiori oltre il Tenna. Della sua lunga e travagliata storia restano molte tracce impresse sui tanti monumenti e luoghi d’interesse tra cui spiccano il castello di Brunforte, sorto sui resti di un castrum romano, la chiesa di San Francesco, consacrata nel 1372 e la chiesa di Santa Maria della Piazza con copertura a capriate ed affreschi dei XV secolo.

Monte San Martino è nel cuore dei monti azzurri, sorto probabilmente in epoca romana o picena fu senza dubbio zona di villeggiatura dei patrizi di Faleria. Durante le invasioni barbariche subì il passaggio dei Franchi da cui deriva anche il nome che si riferisce a Martino, vescovo di Tours, poi il borgo ottenne dal papa il permesso di essere governato dai signori locali che divenne vera e propria autonomia verso la metà del ‘200. L’edificio più significativo è la chiesa di San Martino, patrono del paese, in stile romanico si trova sulla sommità del colle e domina così il resto del paese. Al suo interno ben tre opere di Vittore Crivelli, una delle quali dipinta insieme al fratello Carlo. 

Colmurano sorge in epoca medievale per poi passare sotto il dominio di Tolentino, all’inizio del XIV sec. il borgo fu annesso ai territori ecclesiastici, per poi subire numerose carestie e assedi da parte degli austriaci prima e dei francesi poi che impoverirono non solo il borgo ma tutta la regione. Il centro storico conserva ancora le mura difensive medievali con i bastioni e il torrione poligonale a difesa della porta di San Rocco, provvista di ponte levatoio e torre triangolare risalente al 1100. Dello stesso periodo la chiesa dell’Annunziata ornata da un portale romanico che conserva un affresco risalente al 1560 di Giovanni Andrea de Magistris. 

 

Sarnano, situato alle pendici dei Sibillini alla destra del torrente Tennacola, diventò libero comune già nel 1265. Dalla tipica forma elicoidale del periodo medievale è un delizioso borgo molto frequentato anche per le diverse stazioni sciistiche che conserva intatti diversi edifici di importanza storica tra cui la chiesa di san Francesco, attigua al palazzo comunale, dedicata al santo di Assisi che soggiornò a Sarnano tra il 1214 e il 1216. Nel cuore del centro storico si trova la splendida Piazza Alta, teatro di diversi eventi e manifestazioni a tema medievale, sulla quale si affacciano il Palazzo dei Priori, il Palazzo del Popolo, oggi sede del Teatro della Vittoria, il Palazzo del Podestà e la splendida chiesa di Santa Maria di Piazza che conserva al suo interno opere d’arte di grande valore artistico. Nel centro storico, nelle stanze comunali, anche la Pinacoteca comunale, la biblioteca francescana, il museo delle armi antiche e moderne e il museo dell’avifauna.

Il territorio di Gualdo nel passato comprendeva diversi castelli oggi purtroppo perduti, la sua storia si perde nella notte dei tempi mentre il suo nome deriva dal longobardo wald che significa bosco poiché tutta la zona era a carattere boschivo. Il castello di Gualdo fu fortezza dei Brunforte al centro di aspre lotte territoriali con San Ginesio e successivamente con Sant’Angelo in Pontano e Sarnano. 

Penna San Giovanni, circondato da una campagna di alta collina, è situato a ridosso di uno sperone roccioso tra le valli dei torrenti Salino e Tennacola., dominando il territorio, dai  Monti Sibillini alla costa adriatica. Importante centro per le proprietà delle acque, fu patria del Beato Giovanni, seguace di San Francesco che lo menzionò nei Fioretti. La sua origine, legata alla vicina città di Faleria (oggi Falerone) si fa risalire al periodo romano, mentre del castello medievale conserva un tratto della primitiva cinta muraria relativo al XIII sec., le varie ricostruzioni e le porte d’accesso come la porta della Pesa e la Portarella risalenti ai periodi tra ‘300 e ‘400. Tra gli edifici più significativi la chiesa dedicata a San Francesco, costruita  verso la metà del ‘400 con relativo convento, oggi adibito a scuola, che ha subìto diverse modifiche e il Palazzo municipale, al cui interno sono conservati reperti di epoca romana e un polittico privato della cornice raffigurante diversi santi che alcuni attribuiscono al Crivelli. 

Arroccato su un alta collina della valle del Fiastra, Ripe San Ginesio è un piccolissimo borgo di origine medievale il cui nome deriva dal pendio scosceso dove è situato e dal paese a cui fu lungamente soggetto. Con molta probabilità deve le sue origini ai piceni e poi ai romani per poi assumere una connotazione di villaggio rurale molto prima dell’anno Mille, quando il castello era alle dipendenze di Camerino. A testimonianza del rapporto con San Ginesio non solo il nome ma anche la Rocca, fatta costruire dai ginesini per controllare l’abitato, oggi simbolo della cittadina. Oltre all’assetto urbano medievale interessante è la chiesa dedicata a San Michele Arcangelo mentre   fuori dal paese sorge la chiesetta di San Silvestro che dopo il restauro appare come un tempietto rinascimentale.  

San Ginesio si trova a quasi 700 metri sul livello del mare e dalla sua posizione privilegiata guarda dal Conero all’Appennino dominando il torrente Fiastrella. Il borgo, che trova le sue origini nel periodo romano è circondato da imponenti mura castellane che conservano intatte tutte le strutture difensive del medioevo come il camminamento di ronda, le feritoie per gli arcieri e i torrioni. In costante lotta con i comuni vicini in particolare con Fermo perse la sua autonomia per un breve periodo nel ‘400, quando venne assoggettato ai duchi Da Varano di Camerino. Il borgo è dedicato a San Ginesio Martire protettore degli artisti, vanta la singolare presenza di elementi dell’architettura nordeuropea spiegabili con la presenza, durante il periodo medievale, di maestranze provenienti dalla Germania e dai Paesi Bassi. Di particolare interesse la Collegiata con una straordinaria decorazione della facciata in cotto in stile gotico fiorito, l’unica di questo genere di tutta la regione. 

Tra la valle dell’Ete Morto e del Tenna sorge, in posizione panoramica, il piccolo borgo di Sant’Angelo in Pontano. L’aspetto di castello viene assunto dopo la costruzione delle mura avvenuta intorno all’anno Mille dopo poco divenne uno dei principali castelli di Fermo di cui fece parte fino al periodo napoleonico. Città natale di San Nicola di Tolentino, si presenta con un assetto urbano molto panoramico dove spiccano la chiesa romanica di San Salvatore che presenta il presbiterio inclinato a sinistra a voler ricordare il volto di Cristo sulla croce e il convento degli Agostiniani con la chiesa di san Nicola costruita sulla preesistente chiesa di Sant’Agostino nel XV secolo. 

Serrapetrona deve il suo nome, secondo la tradizione ad un ricco e valoroso cittadino romano, tale Petronio, rifugiatosi in queste zone. A difendere il piccolo borgo – famoso per l’eccellenza del suo spumante rosso, la deliziosa Vernaccia – ci sono ben due cinte murarie medievali con quatto porte di accesso segni tangibili della sua lunga storia che lo lega a Camerino. Dei suoi monumenti sono da ricordare la chiesa, con un pregiato organo, con annesso convento di san Francesco, la chiesa di Santa Maria di Piazza risalente al XIV secolo, la chiesa di Santa Maria delle Grazie del ‘200 con decorazioni interne in stile barocco e il Santuario della Madonna della neve, poco distante dall’abitato, risalente al ‘700.