LE MARCHE, LIQUORI E AMARI TIPICI

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Tutti i liquori e gli amari delle tradizione marchigiana da assaporare. 

Il liquore, soluzione alcolica zuccherina ottenuta per distillazione, estrazione o diluizione, vanta origini molto antiche nelle Marche con prodotti assolutamente unici, di alta qualità e straordinariamente piacevoli. I liquori delle Marche raccontano una storia millenaria tramandata grazie ai monaci che nelle tante abazie e conventi, fin dal V secolo si dedicarono con passione e talento all’arte della distillazione preparando bevande rinvigorenti o curative dall’alto contenuto alcolico.

Le Marche, per quanto riguarda i liquori, sono per lo più conosciute per la distillazione dell’anice, pianta ampiamente e storicamente apprezzata, dalla proprietà benefiche e dissetanti, utilizzata in grandi quantità soprattutto nella zona di Ascoli Piceno. Dalle antiche tradizioni dei monaci la distillazione, durante il secolo scorso, passò nelle mani di imprenditori privati, che già conoscevano le proprietà e la bontà di questa pianta dall’azione digestiva, utile per combattere la tosse e buonissima  per aromatizzare i dolci. Nacquero così diversi distillati che avevano come ingrediente principale l’anice; il liquore più amato e famoso delle Marche è detto “mistrà” alcol di vino aromatizzato tramite l’infusione di anice appunto, che ha una gradazione alcolica che va dai 40 ai 60 gradi. Che sia allungato con acqua fresca, come bevanda dissetante, puro, come digestivo, come correzione nel caffè, utilizzato nei dolci, o con la “mosca” – cioè con un chicco di caffè – il mistrà marchigiano è buonissimo, non troppo forte ma dal sapore deciso e piuttosto secco; nelle case dei marchigiani non manca mai. Più dolce del classico Varnelli, forse il più noto liquore secco all’anice prodotto dalla Distilleria Varnelli – tra Muccia e Pievebovigliana, entrambi in provincia di Macerata -, è l’Anisetta, la più famosa delle quali è quella nata ad Ascoli Piceno, inventata dal proprietario dello storico Caffè Meletti che perfezionò la ricetta di sua madre utilizzando l’alambicco, uno strumento che permette un’evaporazione molto lenta per estrarre tutto il sapore dai semi dell’anice.

Fu grazie all’erborista Giacomo Varnelli, che, nella seconda metà dell’800, nacque uno straordinario amaro ottenuto da erbe e radici, l’Amaro Sibilla. Secondo la ricetta classica, al decotto di erbe e radici raccolte tra le cime dei suoi meravigliosi Monti Sibillini, viene aggiunto del miele per addolcirlo e dell’alcool decantato e invecchiato. Caratterizzato dall’etichetta che reca l’illustrazione della Sibilla disegnata dal pittore di Montefiore dell’Aso, Adolfo de Carolis, ebbe molto successo anche come antimalarico grazie all’alto contenuto di genziana, dagli incantevoli fiori blu, e di hina calisaia, pianta utilizzata fin dall’antichità anche nella prevenzione della malaria.

Un altro liquore che contraddistingue le Marche è il Caffè Sport Borghetti prodotto dalla fine del secolo scorso dalla distilleria Borghetti di Ancona. La ricetta originale prevede una miscela di caffè e alcool: il sapore dolce, l’aroma di caffè e l’apparente bassa gradazione alcolica lo resero fin da subito uno dei liquori più bevuti ed apprezzati tanto che venne subito iniziata la distribuzione su scala nazionale.

Particolare e misteriosa la storia della Moretta Fanese, correzione di caffè che secondo la tradizione venne empiricamente inventata in un bar del porto di Fano. Una mistura di brandy, anice e rhum da versare nel caffè caldissimo, per scaldare i pescatori stanchi e rinvigorirli al ritorno delle gelide uscite invernali.

Tra i liquori delle Marche anche diverse grappe ottenute dai grandi e prestigiosi vini del territorio come la grappa di Lacrima di Morro D’alba e la grappa di Rosso Conero prodotte nella zona di Ancona e la grappa di Verdicchio, proveniente dalle colline dell’entroterra maceratese.